
Bloomday(s) again
Vorrei poter affidare a qualche complete literary handiman,del tipo ordinario,con le unghie poco curate,le spalle spioventi,l’abito lievemente stazzonato,un granello di polvere sulle scarpe di vernice,un fenomeno da poche pence all’oncia,il compito di compitare in maniera sensatamente eloquente quanto preme per trovare posto in questa clessidra di ricordi che ostinatamente continuo a considerare parte di buona parte della mia vita-
L’onere potrebbe toccare a qualcuno dei tuttora incliti colleghi con i quali ebbi la ventura di condividere graziose frequentazioni accademiche-
Il tempo,però,sfilaccia anche i rapporti più solidi;dei nostri anni trascorsi e percorsi sotto le baldanzose insegne che garriscono alla brezza delle sciocchezze di persone condannate alla semiserietà perenne altro non rimane che sparute lettere recapitate in occasione delle feste comandate- graziose buste imbottite di elegante grafia e zuppe di convenevoli che svolazzano rapidi-soliti francobolli con santi e navigatori-e poco altro
In attesa che dalla ressa di pretendenti si erga in tutta la sua virile presenza,nudo,genitali scoperti,petto villoso,alto nella generosa luce affinchè io possa vedere sulle sue sagge spalle attraverso la scacchiera delle foglie il sole che lancia lustrini.danzanti monete,il valente artigiano della parola che possa affrancarmi dall’ingrato giogo,è toccato a me,quest’anno,celebrare la più comandata delle feste,quella che tramanda la passeggiata che rese uomo un tizio strambo che in virtu della sua testardaggine fu condannato a giacere in migliaia di pagine di manuali di letteratura squisitamente barbara,stroncando,nel pieno fiore degli anni,più di una capoccia che altrimenti sarebbe stata destinata ad un solido e tranquillo divenire di ozio-
Se Miss Barnacle avesse gentilmente portato le sue caviglie storte lontano da Nassau Str..chessò,dalle parti di Wicklow Lane dove Miss Kenall si crogiolava accanto ai due pugili,oppure se Mr. Kernan non avesse insistito tanto nel decantare le taumaturgiche virtù della messa a Mount Jerome,o se semplicemente non fosse stata corrisposta la spropositata somma di una ghinea a colonna per Il Colpo da Maestro di Matcham,se tutto ciò semplicemente non fosse accaduto,certamente si sarebbero evitate un mucchio di seccature e di bocciature-
Invece sono tempi crudeli-
Incomptis capillis
Nella spudorata dissertazione appositamente elargita per gli illustri ospiti della nostra grata università,un gruppo di studenti colombiani che immagino certamente compìti e colpiti dal cielo georgiano,dal traffico georgiano,dal fracasso anch’esso georgiano,caratteristiche che tutte insieme contribuiscono a rendere Dublino la più amena ed ambita meta di dotti e sapienti e non un qualsivoglia posto sulle canne (georgiane) non ho mancato di sottolineare la nobile funzione antiletteraria della letteratura,tracciando una ellisse ebbra che toccando Queneau,Gadda,Celine,Quevedo,Audiberti e Sales Barbadillo terminasse la sua corsa sfiatata nel giustacuori a righine del tardo Joyce ed infine nel taschino della guarnacca di Carlo Dossi-
L’inconfondibile frastuono di un centinaio di testicoli affranti che si schiantano sul pavimento georgiano dell’aula magna ha scosso il solerte torpore del gatto Rufus,trascinandolo in una rullata di fusa orarie- l’incidente ha svelato in tutto il suo sterile turgore la insincera natura dell’uomo,giacchè i promettenti e compìti ospiti,superato il primo attimo di sbigottimento provocato dal contemporaneo svenimento degli attributi virili,si sono prodigati nella affannosa ricerca del perduto bene ravanando nel mucchio di carne e millantando il più grande ed inconfondibile fardello come l’inequivocabilmente proprio-
Il commosso preside,in pensione dalla nascita,ha esclamato solenne un coacervo di consonanti che tradotte potrebbero significare,più o meno
“La verità,per sua natura,è spesso celata nelle mutande”
soffiandosi poi il naso con una certa affettata disinvoltura e guardando poi nel tessuto caso mai ci fosse una qualche mezza corona dentro-
provo una sensazione di perplesso orgoglio-mi sento come un valente architetto egizio che dopo aver rimpinzato la tomba da lui progettata con gatti sacri ed ori e cortigiani,ubi&anubi e tutto quello che occorre nell’altra vita,una volta sigillato il sepolcro si accorge che ha dimenticato fuori il sarcofago del faraone-
mi consolo in fretta,come un lucidatore di nacchere
se guardo il cielo continuo a vederci un mucchio di stelle;le stesse che vedeva l’Orso.
Chissà se anche lui si fermava assorto a guardarle,e chissà cosa gli passava per la testa mentre varcava confini all’insaputa dell’uomo destinato ad impartirgli piombo,giustiziere in nome di che,per paura di cosa.
Spero che piova- presto

Bloomday(s)
Come ebbe a dirmi numerose volte il dodicesimo conte di Sligo,perlopiù durante conversazioni oniriche,un autentico esodo dionisiaco di mal corrisposto spirito critico,in Irlanda persiste una certa quale attitudine a raccontare storie.
Qualcuna è anche vera-
Il monte Fuji aggrotta il cocuzzolo,perplesso: ai suoi piedi si estende Hakushu,la più grande fabbrica di whisky del mondo,dove si produce il famoso King Anna,prodotto con le tradizionali uve scozzesi-dalle parti del Pale,gaeli in piena fregola modernista,si arrabbattano in tute bianche ed ambienti asettici fabbricando microchips-
Dietro le visiere potrebbero celarsi Stoker o Le Fanu in persona
E nessuno ci troverebbe niente di strano
È stato un periodo di notizie frettolose ascoltate con la coda dell’orecchio
L’uccisa anima di Moggi vaga negli spogliatoi deserti,di notte,trascinando una catena di telefonini il cui lugubre suono rintocca i muti singhiozzi degli intercettatori condannati a vagare,ormai pravi,per l’eternità,in cerca della smarrita sintassi-
La Nuova Costituzione,con il futuribile corollario che prevedeva il ripudio di ministri e parlamento,sigilla ormai l’accesso alle profonde valli,chiuse per sempre da quel macigno dei saggi
Il mondo continua a rotolare intorno al suo asse rivoluzionario,sommesso bofonchia un minuetto sanguinario che non conosce momentanee interruzioni o sospensioni del servizio-
Se ciò sia dovuto ad un Dio cieco,sordo e muto,o alla concatenazione succeduta al grande botto iniziale o all’alacre opera dell’uomo,non so- certe domande non si accostano al fragore che attanaglia la città e le incerte traiettorie dei punti di domanda sono travolte senza scampo da sciami di Abigaille malamente restaurate che concedono il loro vago incedere ai portici,annunciate da scie di preziosi aromi che le precedono,odorosi araldi,cantando i pepli pregiati e le bianche braccia nude levate all’Olimpo dove gli Dei,indifferenti e completamente ubriachi,russano assorti-
Ho a che fare con un tizio vagamente inconcludente addobbato di arroganza-nel suo sguardo galleggia un’ombra di sciocca alterigia,come quella di un sovrano con le pezze al culo che, trascinato al patibolo dai sudditi ormai satolli delle sue stranezze non perde occasione di rimarcare che si,vabbè,le salgo le scale,ma solo per fare un piacere al boia che,da parte sua,mi userà la cortesia di decapitarmi di profilo,cosi che la testa mia sia pronta a rotolare direttamente nelle monete che verranno coniate in mio onore-
La mia lingua,un tempo rapida lama con incisa l’impresa che fu del più perfido dei Borgia
“lunga memoria con l’attender corto”
ci ripensa e si astiene-l’appendice viscida è ormai buona solo per leccare francobolli o per sostenere sciocche caròle trascinate tra i denti
“...al mio ritorno,Altezza,oserò confessarvi che molto vi ho amato.E gli Dei,al loro risveglio,non mi avranno privato di tutto.Solo del mio regno”
una inezia,a pensarci bene-

Capita a volte,con un caldo umido che si appiccica direttamente alla corteccia cerebrale come un chewing gum da un paio di quintali,di smarrire memoria e senno-
Niente di così male,se non vivessimo tempi ostili alla ragione- o sarà il mio bisogno,ogni tanto,di cedere alla invettiva silenziosa,quella che non lascia molti segni se non una ulteriore cicatrice che sgomita per trovare posto tra le altre,quella che sguscia tra le orecchie e stride come i freni sbilenchi di un treno che non si decide ad interrompere la corsa,curioso di provare la sensazione di una corsetta fuori dei binari-non saprei dire:questo caldo è decisamente insolente-
Perdere la memoria è un ottimo esercizio per chi si esercita per anni a ritrovarla scivendo e parlando,il senno ricompare all’improvviso in fondo a qualche cassetto dopo aver caracollato sulla groppa di qualche ippogrifo un po brocco-
Nel frattempo il pensiero germoglia nel suolo migliore:lo stomaco-
Il mondo ha troppi affanni: curarlo con flebo di acqua e zucchero,niente roba complicata o taroccata, è roba da teste coronate,per augusti erotomani il tempo è d’uopo passarlo in qualche modo- il cristianissimo Savoia ci rammenterà,suoi sudditi,nelle sue devote orazioni,prima di precipitare dal letto a castello-
Purchè cessi la gogna,per favore-
Chepil Volodymyr aveva 19 anni e si è buttato sotto un treno
Se la sua vita,prima, sia stata fulminata da qualche Zeus irascibile che ha voluto dare un segno alla giovanile irrequietezza o se semplicemente si sia ritrovato con le mani strette intorno ad un pugno di mosche,all’improvviso,non è dato sapere-
Tutto quello che Chepil Volodymyr ha avuto dalla vita sono state centinaia di foto del suo cadavere scattate con i telefonini dai passeggeri dell’Intercity Matilde Serao-
Un corpo tranciato dal treno;schizzi di sangue su vagoni
Il tempo è d’uopo passarlo in qualche modo
“la luna si muove lenta,ma ai cancelli della pietà non si accalca mai la folla”
spero che mi perdonerete se,per un attimo,volto le spalle al mondo-
tinkers,travelers,pikeys

La notizia di 150 zingari irlandesi dediti alla minuziosa distruzione di Cremona e dintorni mi ha regalato una sensazione di catarroso stupore resa ancora più cupa da un rovescione di temporale che mi ha colto allo scoperto
Non sapevo ci fossero camping a Cremona
L’esistenza di irlandesi dediti al nomadismo mi era ben nota da un sacco di tempo-da sempre,praticamente-
C’è stato un tempo nel quale irlandese e zingaro era praticamente un sinonimo,una logica conseguenza,una dicotomia rassicurante- come associare fiori-frutta,mare-onde,pioggia-pioggia-
Eventi poco fortunati ed oltremodo bizzarri,tipo un Papa che decide di regalare un intero popolo ad un re o una spregevole muffa che decide di sterminare l’alimento principale della popolazione,resero la storia d’Irlanda mutevole come un cielo d’Aprile e dal finale scontato,come appunto il cielo d’Aprile che,nonostante suadenti promesse di sole a bizzeffe,decide improvvisamente e comunque di cambiare idea e di rovesciare deliziose tonnellate di millimetri di pioggia -La notevole attitudine al vagabondaggio di questo simpatico popolo affonda le radici in epoche abbastanza lontane e prosegue fino a dietro l’angolo del diciannovesimo secolo,un’epoca di scoppiettante vitalità culturale e politica che il clima avverso e venti tesi e forti provenienti dalla scandinavia relegarono al solo continente-
Abitualmente l’irlandese medio manifestava l’insana voglia di allontanarsi dal trogolo paterno attraverso scuse apparentemente plausibili-generalmente adduceva il pretesto di andare a comprare i fiammiferi-non le sigarette,strumento di perdizione generato da qualche cacodemone esotico ed il cui consumo era fortemente malvisto dall’ente nazionale preposto a prendersi cura dello stato di salute del resto degli irlandesi medi,ma normali fiammiferi da cucina con i quali generare quel tanto di chiarore che occorreva per constatare che la pentola,anche quella sera,era abbastanza vuota-
Il notevole progresso economico e culturale registrato negli ultimi anni nell’isola,ha delineato una svolta secca anche nella definizione ed essenza del nomadismo-
Assodato che il termine-tinkers-con il quale si epitetava qualunque irlandese che preferisse vivere sotto una tenda anzichè in una decente catapecchia piena di pulci e spifferi e che ad una onesta occupazione in una qualche fabbrica a sei pence l’ora e niente ferie diabolicamente continuava a preferire una occupazione stagionale presso qualche latifondista illuminato,salvo poi rubargli un paio di cavalli da sella nottetempo-era un dispregiativo insopportabile per una nazione ed un popolo finalmente emancipato come si deve,si decise di affibbiargli la nomina di –travelers-molto più neutra,corretta e con un tocco di civettuolo ottimismo molto à la page-
La dose di bastonate e notti in guardina dispensate dai solerti agenti della Garda ai tinkers-travelers ad ogni loro apparire presso qualunque centro abitato,fiera o mercato, non accennò comunque a diminuire,segno evidente che la strada del progresso incontra soverchianti difficoltà quando deve fare breccia presso l’ordine costituito-
Buona parte dei tinkers-travelers decise così di inurbarsi presso la più ospitale britannia,soprattutto nel Kent,Sussex ed il West End londinese,dedicandosi con un certo successo a furti,grassazioni assortite,scommesse clandestine ed ogni genere di attività generalmente disdegnata da persone di ben altro censo-
Questo trapasso generò una ulteriore mutazione che viene generalmente indicata con il super dispregiativo-pikeys
Riconoscibili per l’abbigliamento bizzarro e le robuste catene d’oro che farebbero inorridire Mr. T,i pikeys sono molto poco apprezzati dalle popolazioni locali,il che li mette in condizione di doversi muovere a volte in maniera improvvisa e frenetica riunendo gruppi di famiglie molto numerosi-
Questo fenomeno di tribalismo ha conosciuto momenti di notevole incremento alla fine degli anni ’80,registrando di conseguenza un picco consistente della popolazione carceraria-
Questo momento di scapigliatura culturale ha ormai imboccato la fase del riflusso,relegando la gran parte di pikeys,tinkers e travelers nei ranghi consueti del civile consesso-
La presenza,seriamente inquietante,di discrete somme di denaro nelle tasche di quei debosciati,si deve principalmente al reclutamento della maggior parte degli ex-nomadi presso i maggiori centri di allevamento ed incremento della razza equina,passati di mano più volte nel corso degli anni per via di alterne vicende economiche ed infine approdati nella salde e generose mani degli attuali e definitivi proprietari-sceicchi arabi-come artieri ed allenatori,professione nella quale sono soliti eccellere ai massimi livelli-
Altri hanno trovato meno sfavillante ma altrettanto sicuro impiego come conducenti di bus turistici che scorazzano back and forth per l’Irlanda durante la bella stagione-
L’antica vocazione al nomadismo si rivela solo nella incapacità di adattarsi a vivere in qualcosa saldamente ancorato alla terra,come se la sola idea di fermarsi un attimo più del necessario in uno specifico posto avesse la facoltà di provocare orribili mal di pancia-
Il problema è stato risolto tramite l’utilizzo di sontuosi motor-home acquistati a prezzi favorevoli e con mutui agevolati,facilitazioni concesse in nome di una lungimirante politica di integrazione ed anche per toglierseli finalmente dai piedi-
Le migrazioni annuali continuano costanti attraverso il consolidato rituale tramandato da generazioni,di padre in figlio,da pregiudicato a pregiudicato,toccando via via le più amene località del continente-
Su come si sia arrivati al nomadismo,come determinati nomi e cognomi specifichino la discendenza diretta da nomadi si dovrebbero spendere molte e lacrimevolissime parole per specificare una storia che,tanto per cambiare,affonda le radici in una immensa ingiustizia ed in orribile dolore-
Ma gli inglesi sono già stati puniti abbastanza per le loro colpe con un accento insopportabile,un clima orribile,una cucina ripugnante ed una regina piuttosto racchia-
Comunque tinkers,travelers e pikeys si affezionano molto ai maiali-
Pensavo di chiamare la redazione di qualche giornale locale,tipo la Tribuna o la Libertà,per avere delle notizie dettagliate sulla triste vicenda ma ho pensato che forse non era il caso di esasperare animi già abbastanza esacerbati (buongiorno,sono Dec Gopaneel,posso parlare con la cronaca?)
Quindi ho scritto ad un amico che si occupa della manutenzione delle macchine da caffè presso l’Irish Independent,quindi un tizio abbastanza introdotto nell’ambiente giornalistico locale,il quale mi ha confermato che la vicenda ha avuto un lieve risalto sulla stampa nazionale ed ha trovato posto nel notiziario televisivo-
Lo speaker,rosso per la vergogna e umiliato fino alle lacrime,ha avuto bisogno di farsi un goccio o due per riprendersi dall’emozione-
Nel frattempo l’orda ha cercato di dirigersi a Bologna e Ferrara ma è stata respinta senza perdita di racchette da pingpong-
Io,se potessi,condannerei quei 150 imbecilli ad ascoltare la seconda partita in si minore per violino solo di Bach suonata su uno Stradivari scordato-