
attesa
avessi avuto in tasca le parole giuste,lunedi sera le avrei spese tutte per quelle persone che vedevo intorno,che sentivo trattenere il respiro ad ogni proiezione,imprecare educatamente ad ogni intervista di qualche esponente neofascista,o forzista,o udicidista che,riacquistato un colorito decente dopo la strizza pomeridiana,si permetteva,ancora,di insolentire,deridere,impunito e indecente.
però quelle parole non ce le avevo e,francamente,ero abbastanza intento nel tentativo demente di razionalizzare una sensazione che mi sembrava troppo spropositata,scartata a priori,mai presa in considerazione,sforzandomi al tempo stesso di cercare di congelare il momento nel quale le cose,quelle che armano la matita copiativa nella testa della gente,avevano cominciato a girare diversamente.
forse quelle parole le ho lette ieri,su Repubblica,scritte da Giorgio Bocca
"si parla molto,in questa indigestione elettorale e di passioni elettorali più forti del ragionevole,della sconosciuta e profonda italianità che si rivela nel rifiuto dello Stato,della legalità,del riformismo.Per cui su tutti i giornali,in tutte le televisioni ci sono i nostri migliori cervelli alla ricerca della spiegazione nascosta,del perchè,per restare all'oggi,metà degli italiani si siano fatti incantare da un personaggio come Berlusconi,dal suo vitalismo sovversivo.La risposta deve esserci nella nostra storia,ma purtroppo la storia è quel confuso vai e vieni che non ha mai insegnato niente a nessuno.
Di certo,in questa lunghissima storia siamo passati da una adorazione dello Stato,del pubblico interesse,delle leggi,del diritto e della loro pratica estensione all'impero militare,della romanità,a una perenne guerra civile tra ricchi e poveri,a una perenne alleanza di conservatorismo e populismo in difesa sostanziale dei ricchi. (.....) Questa Italia sempre più ricca e sempre più sovversiva e autolesionista che ha votato Berlusconi e magari già lo rimpiange"
Sono sicuro che le avete già lette,ma a quest'ora,ancora oggi,ho bisogno di rileggere.Per cercare di capire.
Non so quale effetto avrebbero potuto avere sui cuori e sulle menti delle persone che erano in piazza
.Magari sarebbero servite a zittire i fischi
a Summonte del TG5,le pernacchie a Mentana,l'uomo intento a tenere i piedi in
tutte le staffe che esistono,dolendosi di avere solo due piedi e troppe staffe
da servire,o a commentare graziosamente,servendo tè e pasticcini,il conciliante
intervento di Carabinierino Gasparri.
Magari.
O forse invece non sarebbero state in grado di rompere quel silenzio profondo
cupo,angosciante,rotto solo dalla musica di un dj militante che,comunque,è riuscito a far ballare la gente,fino a quando qualcuno ha avuto il coraggio di dire che avevamo vinto,perchè comunque lunedi notte abbiamo vinto ed anche se non vedremo Bondi legato al suo guinzaglio di diamanti abbandonato all'imbocco di un tunnel della variante di valico,noi abbiamo vinto e loro hanno perso.La testa,la scarsa dignità che hanno barattato per interesse,la faccia,la tramontana,tutto quello che credevano di avere in pugno dopo aver gettato cibo per sciocchi nella palude del caimano.
E se qualcuno ancora è convinto che controllare i media,la televisione,non serva a nulla,non è così importante per favore me lo spieghi,ora.E lo spieghi anche ai giornalisti della Rai,quelli progressisti,che al pomeriggio sorridevano soddisfatti promettendo che non ci sarebbero state vendette e la sera sono spariti in cucina cercando di rivoltare l'omelette dalla parte giusta.
Ed ora che abbiamo vinto,quelli che erano sopra il palco a festeggiare alle tre di notte,si ricordino di tenerlo in mente,per tutta quella gente,quelle facce e quei cuori che hanno speso la notte in piazza.
Ho sentito dire: un'altra notte così non la reggo.
Io spero di passarne parecchie,di notti così.
ancora Aprile
"sai una cosa,Dec? il 25 Luglio non c'è stato un solo fascista disposto a prendere il fucile per difendere Mussolini- con questo non sarà così semplice-vedrai che non mollerà l'osso prima di aver dettato le sue condizioni e salvato le sue chiappe e sarà disposto a tutto,pronto a tutto e,a differenza del 25 Luglio,i suoi elettori lo sosterranno fino all'ultimo"
quando ci sono le elezioni,cerco di stare insieme a persone delle quali mi fido,persone che possano spiegarmi ed aiutare a comprendere,smorzando il mio ardore estremista,la vena polemica,la voglia di vedere cambiare le cose un attimo dopo il voto.
Niente deputati,niente colleghi alla ricerca del sofisma assoluto e dall'analisi efficace,tanto pronti a sostenere l'inciucio quanto a negarlo un secondo dopo.
Siccome questa volta la posta in gioco era troppo grande per essere elaborata in maniera razionale dalla mia capoccetta,ancora una volta
ho passato parte del mio tempo,che avrei invece dovuto consacrare al lavoro,insieme al Comandante Rendina
-85 anni ben spesi e decine di incontri con gli studenti,per spiegare,raccontare,colmare le lacune nelle teste giovani da troppo tempo addestrate a pensare altro,svuotate della memoria che lui,invece,conserva ben lucida,obiettiva,ironica.

ed il Comandante Max,e Mario Bettazzi,e gli altri partigiani dell'ANPI,continuano ad usare la testa come se fosse ancora un altro Aprile,perchè c'è da difendere la Costituzione,proteggerla da una riforma che la renderebbe vana,svilita,svuotata.
Così,quando il labaro dell'ANPI è apparso per pochi minuti fendendo la calca,c'è stato un brivido nella folla, come un fremito di memoria,qualcosa che fà sperare,perchè Aprile,in questo paese,è sempre stato il mese delle speranze.
Solo pochi minuti,poi via al raduno di quartiere,periferia popolare ad Est.Conoscendo la timidezza del Comandante Max credo siano stati minuti lunghissimi.Meno male che nell'inverno del '44 quei ragazzi,simili alle migliaia di ragazzi giovani che guardavano con affascinato rispetto le medaglie che brillavano nel poco sole della piazza,non furono altrettanto timidi.O forse decisero di sacrificare la loro timidezza per il bene comune,per la libertà di tutti.

Una Primavera gaiamente deideologizzata impazza,garrula quel tanto che basta a farci desiderare rotoloni pieni di baci sdraiati su prati in fiore.Ma,perchè c’è sempre un Ma di mezzo,sotto forma di un pensiero,un evento di troppo che va ad inserirsi molesto in un meccanismo ormai reso celere da un discreto numero di altre Primavere cucite insieme a comporre una timida vela quasi pronta ad affrontare rotolanti marosi,ho ben altre nuvole che ammorbano la capoccetta giocoforza pensosa e,per il bene che vi voglio e che non riesco altrimenti ad esprimere per oggettivi limiti spazio-temporali,vorrei rendervene partecipi,come meglio posso,ringraziandovi per il tempo che mi concederete.
Nella Piazza destinata per definizione ad appuntamenti di maggiore rilevanza,il fantasma incartapecorito di un cantante una volta assai in voga si dilania in contorcimenti artritici delle corde vocali,patetica sirena fuori tempo massimo destinata ad attrarre un alto numero di naviganti assai distratti,o almeno qualcosa in più dei derelitti dodici che cercano di espandere la loro presenza in modo tale da rendere il quadro meno desolante- il dirigente locale del partito organizzatore dell’evento,accadimento epocale evidentemente sfuggito alle masse,sfoga la sua frustrazione roteando gli occhi da gatto mammone e riempiendoli con immagini di adunate oceaniche e folle plaudenti-ma è solo un attimo,poi,dopo un’occhiata rapida all’orologio e considerato che è sempre meglio sfogare le ansie di fronte al desco anzichè presiedere al desk,scatta con le dita della mano a forbice.Un sibilo rapido,un tonfo.Il fantasma incartapecorito si affloscia con un ultimo acuto strozzato,un raggio di sole in evidente ritardo attraversa le geometria armoniosa della piazza e scompare sotto un portico per un aperitivo.La dozzina,ordinata,si scioglie.
Altra Piazza,scura come solo una piazza di notte riesce ad essere,luogo adatto per le facce truci e gli occhi vuoti che cianciano sommessamente in attesa del federale,dell’indomito capomanipolo che arringherà brevemente in nome della libertà democratica di esprimere le proprie idee.
Che poi queste idee siano costruite su solidi e virili principi che annullano le idee degli altri,è un particolare che di questi tempi potrebbe essere definito trascurabile o perlomeno stravagante.
Il dirigente preposto all’ordine pubblico non è in vena di attese e striglia il sottofederale sottocapomanipolo a fare in fretta,a non rompere i coglioni,è stata una giornata pesante,la manifestazione non è autorizzata.
Le facce truci continuano la spola tra il bar e la piazza,malamente adornata con un camion dal quale pendono manifesti con impresso il nome di colei che in nome delle proprietà transitive della storia al suo posto ci conduce.
La birra rende più saggi o più dementi,a volte la sfumatura è quasi impercettibile ma,almeno in questo caso,non c’è ombra di dubbio sul risultato finale dell’intossicazione.
Mi attardo con un funzionario,sveglio dall’alba di chissà quanti giorni prima per cercare un bambino strappato dagli orchi alla mamma ed al papà,un bambino che non tornerà a casa,non prenderà più la medicina dosata con amore,non riempirà gli occhi dolci con il sole di chissà quante altre primavere.
“ne ho viste tante,ma non riuscirò mai ad abituarmi ed il pensiero che l'arma che porto per dovere potrebbe punire questo male non allevia lo strazio”
ho visto uomini colpevoli di crimini infinitamente meno orribili,odiosi,ripugnanti, processati in cinque minuti e dichiarati colpevoli con condanna commutata immediatamente sotto forma di una palla nella testa.
Una macchia di sangue in terra spazzata da altra polvere arrogante tutto quello che del loro crimine resta-non si caccia il male con altro male,perchè di fronte al male mancano le forze e la ragione rifiuta di avere ragione. Il funzionario tornerà a casa tra un pò,ad abbracciare i suoi figli.
Non vorrei essere nella sua testa,mi basta il senso di vuoto che ammorba la mia
Conobbi un uomo,tanto tempo fà,che attraversò il male e riuscì ad uscirne,scrivendone e parlandone senza riuscire a toglierselo di mente.Quando gli chiesi quale fosse,per lui,il confine tra bene e male,quale il territorio dell’anima degli uomini nelle cui pieghe si cela,vigile,ricordo prese un libro,da lui stesso scritto e ,con la sicurezza di un sonnambulo aggrappato al giorno per non soccombere, lo aprì ad una pagina e lesse:
“ The line separating good and evil passes not through states,nor between classes,nor between political parties either,but right through every human heart,and through all human hearts.This line shifts.Inside us,it oscillates with the years”
I suoi occhi guardavano lenti fuori della finestra il soffio gelido dell'autunno che si avvicinava in fretta.
Nella piazza buia,agli occhi vuoti e facce truci il federale urla:
“meglio fascisti che froci”
è ora che me ne vada a casa.