confesso : la vista di un crocifisso non mi provoca una sensazione di disagio che debba essere risarcita come danno morale. provo peraltro una pensosa irritazione quando vedo vescovi ed arcivescovi benedire opere pubbliche, prodotto ed espressione del patto di reciproca fedeltà tra stato e cittadini, irrorate di acqua santificata che non impedirà alle espressioni crudeli della natura, tipo chessò, una pioggia particolarmente intensa, di demolirle in un istante. il prelato non ha certamente l'obbligo di verificare i requisiti di costruzione e la loro aderenza alle normative vigenti o al semplice buon senso cosi come non ha alcun diritto di apporre il sigillo vaticano a ponti, viadotti, scuole.
la storia di Gesù Cristo, per me, termina con la crocifissione -se la religione cristiana impone l'aderenza alla teoria della resurrezione della carne, questa è materia che compete i fedeli, i quali, in quanto provvisti di fede, proveranno ad applicare i principi ed osservare rigorosamente i precetti, accettare i dogmi ed esplicare la dottrina attraverso parole ed opere che appartengono alla vita ed ai suoi molteplici aspetti.
mi aspetto quindi che gli esagitati difensori della tradizione italica e dei suoi simboli, i paladini della immaginaria tradizione giudaico-cristiana che impregna cosi profondamente l'intero continente, siano pronti ad applicare in ogni forma e modo l'insegnamento essenziale che Gesù Cristo ritenne opportuno predicare:
tolleranza e senso di uguaglianza; libertà ed umanità; sofferenza e speranza; resistenza all'ingiustizia; laicità
in questo senso Gesù Cristo è osservato con grande rispetto dai fedeli di altre confessioni religiose che non si sentono minimamente offesi da Gesù Cristo -
abbandono quindi con sollievo i neomartiri della padania - creatura inesistente sotto tutti gli aspetti propugnati: tradizione, geografia, espressione e lingua - pronti ad invadere ogni luogo pubblico con l'amato simbolo della tradizione che in realtà rinnegano - rifiuto di prendere in considerazione lo scarmigliato ministro della difesa che invoca morte e distruzione per i perfidi iconoclasti che tanto hanno osato -
non è mia competenza, non è potere di un normalissimo ateo prendere in considerazione tali forme di espressione - non ho strumenti ed ho esaurito la pazienza - potrei consigliare loro di leggere i regi decreti n. 965 del 30 aprile 1924 ed il 1297 del 26 aprile 1928 - in piena e rigogliosa era fascista - avrebbero modo di rendersi conto che non esiste legge e norma che imponga ma solo decreto che sostiene indicazioni sugli arredi scolastici - a meno che non si disponga l'esposizione delle zucche di Halloween nelle scuole inglesi o adornare con trecce d'aglio gli asili della Transilvania -
la religione è materia troppo seria e delicata per essere affidata a questo genere di persone - a meno che non si tratti di denaro, otto per mille e materie queste si ben più vitali per l'apparato che tanto corrucciato in queste ore si espone-
stiamo attraversando tempi duri e molto oscuri

Morire ai tempi della crisi non è troppo diverso dal solito
Chiudi gli occhi, trattieni il respiro e moltiplica quella sensazione per tutto il tempo che rimane prima della fine dei tuoi giorni – sei morto prima di immaginare il grande orologio che rallenta ed infine esausto rutta la parola fine-
Morire ai tempi della crisi non lascia scampo alle domande che si pone qualcuno di quelli che restano, preposti a registrare il fatto che te sei morto – non tutti e non sempre hanno voglia di capire per quale sentiero ci si incammina, ai tempi della crisi, e di fronte a quale bivio si decide che si prenderà per la strada che conduce al nulla, destinazione di chi se ne va - ed a rilasciare la ricevuta di smarrimento a chi resta.
Non tutti quelli che hanno il compito di capire e di aiutare a comprendere sono disposti a farlo
Non tutti e non sempre; anzi, quasi mai
Ai tempi della crisi entrano nella fase isterica della negazione continua i sacerdoti dell’indice di popolarità, le vestali dell’ottimismo, i pretoriani delle magnifiche sorti e progressive –
Una rugiada di indifferenza si posa su questa umanità abbigliata da vincente ad ogni costo, trepidanti interpreti della disciplina catodica, ammaliati aspiranti a qualsiasi cosa che possa rendere non più anonimi ma noti, arcinoti, notissimi e quindi a loro volta spiati, ammirati ed imitati, utilizzatori finali di disinibito zoccolume che riscopre sussulti di orgoglio dignitosamente agghindato solo nel momento in cui il favore preteso non si materializza se non in forma di carapace spillato
Una sorta di nuova decorazione al merito, attestato di militanza al supremo imperativo che impone il sollazzo del pisello dell’aspirante sultano di una moltitudine urlante, fase successiva, inedito sbocco al precedente del pompino oneroso -
Non sempre si ha un ministero disponibile con cui dotare la prescelta – o forse la predestinata, l’ultimo anello di una catena che parte dal momento in cui l’umanità scoprì la formula del sacrificio come mezzo conveniente per invogliare gli dei ad essere meno stronzi.
Morire ai tempi della crisi, invece, è scoprire che il lago nel quale ci si specchiava abitualmente, la superficie pronta a riflettere la nostra umana esigenza di domesticità, di tranquilla monotonia che siamo pronti a detestare fino ad un attimo prima di scoprire che qualcuno ce l’ha carpita,lo specchio delle brame cosi semplici e banali da meritare al massimo un breve cenno di biasimo durante il tragitto che l’era modernissima compie a baluardo della civiltà contro il preteso assalto di una sudicia torma di baluba, la parabola descritta da un sasso lanciato contro il niente e che dal niente ritorna portando ciò che il niente è in grado di portare – nulla –quel lago si è prosciugato, è diventato una pozza di fango, lo specchio se ne è andato ed ha lasciato un’impronta sul muro ed intorno, tutto il resto, è vuoto ed il sasso rimarrà inerte e solido senza nessuna mano disposta a lanciarlo.
Morire ai tempi della crisi è scoprire che in fondo non ci si capisce proprio niente di questa vita che pensavamo di potere illudere perché cosi era stato vaticinato dall’oracolo a ventiquattro pollici-
scoprire che in realtà un progetto di ristrutturazione interna a causa di delocalizzazione di una linea produttiva, progetto e studio che costano la paga di diversi operai altamente specializzati, diventa la forza propulsiva di un meccanismo di rigetto, una espulsione inaspettata, non generata da cali di fatturato, da riduzione degli utili, ma da un semplice ghirigoro e qualche cifra vomitata su un foglio o due di carta intestata-
io non so cosa passa per la testa di un uomo che decide che di fronte a tutte le possibili prospettive solo quella della morte sembra fattibile, invitante e risolutiva.
Non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di suicidarmi, nemmeno quando avrei avuto tutto il diritto di considerare il mezzo come soluzione - confesso di avere a volte desiderato che compissero il gesto i miei nemici, una sorta di rituale collettivo di espiazione per quelle che ritenevo fossero loro imperdonabili nefandezze-
I miei nemici sono ancora li, sempre più forti ed inattaccabili; io sono rimasto qui, coerente ed incorruttibile.
se giudicato con il metro attualmente in voga, un perfetto idiota-
invece Luca, ad un certo punto, non ci ha capito più niente
perché ormai ogni cosa viene spiegata e rapportata alla crisi, questa entità che esiste e morde e distrugge le scarse, deboli sicurezze che ogni creatura cerca di costruire per essere al riparo da se stesso – anche quando sembra non esserci attinenza alcuna, ragione di causa ed effetto.
E questo ormai è diventato un tempo nel quale quello che ti occorre lo devi pagare con tutto quello che hai e quello che hai è destinato a diventare niente –
Per questo, forse, Luca non ci ha capito più niente-

Stamattina, i centralini di Palazzo D’Accursio sono stati presi di mira da molte telefonate di cittadini, che chiedevano appunto chiarimenti sugli avvisi con i loghi del Comune, di Hera ed Enel affissi ai condomini di via Zanardi, della Bolognina e in zona universitaria. Si tratta di falsi, dunque, e non ci saranno addebiti sulle prossime bollette per il mantenimento del Cpt. Ancora ignoti gli autori: è difficile dire al momento se si tratti di uno scherzo o di una provocazione politica. Comunque, vista “la gravità dell’accaduto”, fanno sapere dal Comune, scatterà la denuncia in Procura (al momento contro ignoti) per “procurato allarme e interruzione di pubblico servizio”
alle 9.58 è nato
Ulisse Ronan Luigi Roberto
Giuovine Gopaneel Bis
il ragazzo è in discreta forma ed ha il singhiozzo
la Mamma è stanca e felice
Papà è felice ed ha eguagliato il precedente record di rincoglionimento paterno
Libero è paziente, discreto e lievemente perplesso - non credo riesca a comprendere perfettamente il motivo di tanto clamore
ma il carocaro elargito alla capoccetta del fratello è un ottimo auspicio - credo riusciremo a far entrare Ulisse in casa.